DISLESSIA:La memoria

L’area cognitiva in cui i dislessici riscontrano maggiori difficoltà è quella della memoria ed in effetti quando si segue un bambino dislessico non è raro che dopo aver letto faticosissimamente una parola appena passato alla successiva si sia già dimenticato di quella appena letta.

Naturalmente così viene ostacolata anche la capacità di comprensione del testo che , considerata di per sé ,paradossalmente , si rivela essere molto buona .

I problemi a livello di memoria a breve termine sembrano persistere anche in dislessici adulti in cui la dislessia è  stata pienamente compensata.

Normalmente tendiamo a “registrare “ il ricordo nella sua forma linguistica, processando le informazioni soprattutto attraverso il sistema di codifica verbale che funziona secondo una logica di tipo sequenziale e le regole fonologiche .

Il bambino dislessico , avendo difficoltà fonologiche nonché con il ragionamento sequenziale , elaborerà già a livello di memoria di lavoro tracce mnestiche deboli e confuse facilmente soggette a cadere nell’ oblio.

Il dimenticare quanto appreso provoca frustrazione sia in loro sia negli insegnanti sia nei genitori .

Questo stato di frustrazione interferisce con le loro abilità effettive , riducendone la motivazione a studiare e ,alla lunga , intaccando la loro immagine di sé , portando ad un netto peggioramento delle prestazioni scolastiche.

Intervento pedagogico

Risulta allora vitale trovare strade alternative alla tradizionale didattica per proporre gli apprendimenti. Si deve infatti sempre tenere presente che la migliore strada per favorire l’apprendimento è la motivazione e non la fatica. A nessuno verrebbe in mente di privare degli occhiali un bambino miope per seguire la lezione alla lavagna. Ugualmente non si dovrebbe impedire a un bambino con discalculia di usare una calcolatrice o a una persona con dislessia di usare gli strumenti come l’audio-libro o i libri parlati. È altresì consolidato il fatto che ciò che rende facile o difficile un compito, un esercizio, oltre che la sua complessità, è la modalità con cui viene proposto. In questo senso risulta fondamentale interrogarsi non solo sulle richieste, ma anche su come queste siano state presentate.

Per un dislessico la comprensione di alcuni testi può essere compromessa proprio dalla difficoltà di lettura. Per sincerarvi di ciò vi basterà leggere ad alta voce lo stesso testo e vedrete che il bambino non avrà più problemi di comprensione.
Visto che per le persone con dislessia apprendere per via orale è un metodo particolarmente importante si dovrà negli anni lavorare per affinare tale predisposizione. Si dovrà potenziare le capacità di ascolto, incentivando l’uso del registratore, del computer con sintesi vocale, in grado di “oralizzare” qualsiasi testo scritto, favorire l’utilizzo del “libro parlato” e degli audiolibri. Ma anche incentivare l’esposizione orale. Suggerire strategie di memorizzazione attraverso l’uso e la creazione di mappe concettuali grafiche e quindi sfruttare i canali di apprendimento non compromessi dal disturbo (il canale orale e quello visivo).

 Consentire dunque l’utilizzo di tutti gli ausili utili, come il computer, la calcolatrice, i traduttori automatici, Internet, le enciclopedie multimediali.

Il ruolo dei genitori.
Quale può essere il ruolo del genitore? Il genitore di un bambino con dislessia non deve mai dimenticare che suo figlio è perfettamente uguale agli altri anche se ha un metodo di apprendimento differente. Questa è una caratteristica che lo contraddistingue e che se ben accettata potrà essere vissuta senza particolari difficoltà.

Così come l’insegnante, anche il genitore dovrà stimolare al meglio l’apprendimento orale, dovrà alimentare adeguatamente le sue curiosità fornendo del materiale accessibile. Per recuperare la fiducia reciproca tra genitori e figli con dislessia è necessario esplicitare una specie di patto: una sorta di alleanza che deve basarsi sulla consapevolezza, sulla considerazione delle abilità e delle caratteristiche dei propri figli, sul rispetto dei tempi e delle modalità di studio degli stessi.

 I ragazzi con dislessia sono infatti intelligenti e quindi sviluppano spontaneamente strategie che andranno valorizzate e incentivate, così come sarà importante supportarli al fine di favorire la scelta e l’utilizzo delle strategie più consone fra quelle che vengono loro proposte nei contesti educativi. Ad esempio, è raro che spontaneamente un soggetto con dislessia sottolinei le pagine del proprio libro, ma non per questo deve essere rimproverato. Al contrario dovranno essere valorizzate le diverse strategie messe in atto e dovranno essere considerate come risorse preziose.
La presenza di una rete di supporto è una delle condizioni che migliora l’intervento; la rete, come ovvio, deve comprendere i genitori ma anche la scuola. Uno dei compiti dei genitori è anche quello di mediare avvalendosi della collaborazione degli insegnanti e soprattutto degli esperti nel settore nel rispetto reciproco delle proprie competenze e dei propri ruoli. I genitori sono i migliori conoscitori dei propri figli e per questo dovrebbero essere ascoltati e vissuti come una risorsa per la scuola

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