IL PC: un buon alleato contro la dislessia

Attualmente sono numerosi i programmi multimediali presenti in commercio per l’apprendimento e la riabilitazione della lettura, della scrittura e del calcolo.  
 
In effetti l’ausilio del computer in caso di disturbi dell’apprendimento può essere molto utile, se si pensa che il PC rende possibile l’esercizio di determinate abilità in modo giocoso e attraente, grazie alla possibilità di cambiare frequentemente e rapidamente il tipo di attività, stimolando sempre lo stesso processo cognitivo.  
 
È fondamentale però scegliere il software giusto. 
 
Perché scegliere il computer: 
 

  • garantisce la gradualità del processo di apprendimento, proponendo una struttura ramificata in cui, in funzione delle risposte del bambino, si modifica il tipo di prova presentata
  • consente al bambino di navigare in acque sicure, evitando sia la noia di esercizi troppo facili che la frustrazione di compiti troppo difficili
  • garantisce sia la valutazione delle risposte che un feed back importante, entrambi elementi che possono sfuggire all’operatore o all’insegnante impegnato anche con altri bambini
  • impedisce l’ancoraggio a regole fuorvianti attraverso l’uso di hints o suggerimenti, o modificando a ogni prova l’ordine delle alternative tra cui il bambino deve scegliere (spesso i bambini, dovendo scegliere una sola alternativa, procedono per tentativi fino a quando non giungono alla risposta corretta).

Come sceglierlo: 
 

  • il computer non aggiunge nulla all’apprendimento se la progettazione del software non è sostenuta da teorie dell’apprendimento valide
  • nella scelta del programma bisogna riflettere sulle caratteristiche dei destinatari: le attività devono essere ritagliate sulla base dell’età del soggetto, del suo profilo diagnostico e della sua anamnesi
  • una grafica accattivante, colorata e accompagnata da spiegazioni sonore mantiene vivo l’interesse del bambino nello svolgimento degli esercizi
  • i compiti devono essere semplici, chiari e graduali: il tipo di compito e il livello di competenze richiesto si devono modificare lentamente perché l’insuccesso viene vissuto dal dislessico come esperienza frustrante.

 
 
In conclusione: bisogna valutare le competenze dei soggetti sia nelle aree deficitarie che in quelle apparentemente non coinvolte nel problema, e scegliere quindi i programmi che rispondono meglio alle esigenze personali dell’utente nello specifico periodo di sviluppo in cui si trova.

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