Perché a scuola è vietato usare la tavola pitagorica?

Giacomo Stella – L’EDUCATORE, n 8, ANNO 2009/2010

Il  lavoro con i bambini con disturbi specifici di apprendimento (DSA) ci ha in questi anni insegnato a distinguere nelle varie attività le componenti esecutive da quelle più costruttive. Per esecutive intendiamo componenti di abilità, poco sensibili all’impegno volontario e alla motivazione,  che coinvolgono scarsamente l’intelligenza generale e che  diventano automatiche attraverso l’esercizio senza grande sforzo per quasi tutti i bambini (eccetto quelli con DSA).

Le componenti costruttive sono invece i processi solutori, quelli di pianificazione, di elaborazione concettuale che sono richiesti per elaborare le informazioni, per immagazzinarle, per renderle disponibili ogni volta che ci servono. Coinvolgono quella che viene chiamata intelligenza generale e che comprende i processi strategici e di manipolazione dei contenuti che ciascuno di noi ha a disposizione nel suo universo cognitivo.

Nelle comuni  attività che noi svolgiamo, non solo a scuola, i processi esecutivi e quelli costruttivi sono strettamente interconnessi e non sempre è facile distinguere dove cominciano gli uni e finiscono gli altri. Tuttavia l’insegnante, per aiutare un bambino ad apprendere deve cercare di capire il loro ruolo nelle diverse attività che propone a scuola. A volte piccoli aggiustamenti che tengono conto di questa distinzione possono cambiare di molto la situazione    di bambino di fronte alle sue difficoltà.

Per esempio, aiutare un bambino a risolvere un problema  aritmetico può essere molto difficile se la difficoltà riguarda la comprensione del testo (componente costruttiva),  o la difficoltà ad individuare quale tipo di operazioni sono necessarie (sempre componente costruttiva).

È invece molto facile  trovare un modo per rendergli più semplice  fare le  operazioni  (componente esecutiva), poiché ci sono molti strumenti  che possono facilitare queste attività. Per esempio, addizioni e sottrazioni possono essere facilitate con l’impiego di una semplice retta dei numeri fino al 20 che il bambino può usare nei due sensi  per fare le operazioni altre il 10, diminuendo il rischio di commettere errori di calcolo (cioè errori esecutivi).

Moltiplicazioni e divisioni possono essere facilitate dall’uso della tavola pitagorica, che otretutto costituisce una rappresentazione matriciale dei numeri,  contribuendo a superare l’idea che ciascuna tabellina sia indipendente dall’altra.

Perché allora la scuola vieta l’uso di questi strumenti? Perché richiede l’intervento dello specialista per concederne l’uso durante le normali attività o le prove di verifica?

Non posso pensare che gli insegnanti ritengano che la memorizzazione delle tabelline sia uno strumento per migliorare l’intelligenza!  Loro sanno bene che bambini con deficit cognitivo recitano orgogliosamente le tabelline senza per questo saperle applicare alla moltiplicazione scritta. E sanno anche che grandi geni della matematica avevano incontrato difficoltà proprio con le tabelline e avevano migliorato la loro attitudine verso la scienza quando è stato concesso loro l’uso della  calcolatrice.

Dunque perché? L’unica spiegazione è che la scuola è purtroppo  rimasta all’idea che ciò che conta è  l’esibizione delle abilità perché non conosce la distinzione fra le abilità e le competenze, fra i processi esecutivi e quelli costruttivi, fra l’esecuzione di una procedure e la capacità di problem solving.

Valorizza la prontezza esecutiva e non considera che questa è solo uno strumento a disposizione del bambino per affrontare un problema. In questo modo porta coloro che non hanno prontezza negli apprendimenti procedurali a rifiutare l’aritmetica, ad avere paura, a cercare di evitarla.

Con il risultato che  chi ha bisogno della tavola pitagorica oggi si vergogna ad utilizzarla perché in classe viene deriso e messo alla gogna. Mi sento dire spesso dai bambini: “non voglio usarla, voglio essere come gli altri”. Dunque oggi l’utilizzo dell’invenzione di Pitagora è un marcatore di diversità e viene riservata agli handicappati, con tanto di certificazione?

Propongo  che la linea dei numeri e della tavola pitagorica vengano stampate sui banchi di scuola, come accadeva un tempo per la  dama sui tavolini dei caffè, così chi ne sente la necessità li usa e chi non ne sente la necessità ne fa a meno. In questo modo faremmo un favore non solo ai bambini con DSA, che non dovrebbero più vergognarsi, ma anche alla scuola, che sarebbe aiutata ad orientarsi di più verso il cuore dei processi di apprendimento.

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