Buone notizie per i sempre più frequenti casi di autismo in Italia: “Se ne può uscire!”

ROMA, 13 NOVEMBRE 2011 – Se vent’anni fa la percentuale dei casi di autismo era di 1 bambino su 2.000, oggi è di 1 su 200, un aumento vertiginoso, una cifra che si è quasi quadruplicata in questi ultimi anni.

A destare maggiore preoccupazione è il fatto che purtroppo l’Italia è interessata in prima persona da questa malattia di cui ancora si sa ben poco, così come poco si sa sulle sue cause, ma ciò che è certo è che l’autismo è una problematica complicatissima da affrontare con la quale davvero tante famiglie nel nostro Paese si ritrovano a dover convivere.

A rendere noti questi dati è il recente rapporto dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) durante il convegno scientifico dal tema “Autismo Infantile. La centralità della diagnosi precoce per un progetto terapeutico mirato”, svoltosi in occasione della manifestazione “Direfuturo – Il Festival delle giovani idee”. Gli esperti hanno evidenziato come ancora oggi l’autismo venga spesso diagnosticato in ritardo e affrontato con terapie non idonee, probabilmente per il fatto che lo sviluppo del bambino autistico non si discosta da quello di quello normodotato, ciò che cambia è il fatto che avviene in tempi estremamente più lunghi. E sono proprio questi tempi lunghissimi ad ostacolare la possibilità di migliorare la qualità di vita di questi bambini autistici e delle loro famiglie, dato che la rapida individuazione della patologia permetterebbe di adottare terapie mirate al singolo caso, al singolo caso perché come osservano Federico Bianchi di Castelbianco e Magda Di Renzo, rispettivamente direttore e responsabile del servizio Terapia dell’Istituto di Ortofonologia “Un unico metodo non funziona per tutti”.

I due esperti hanno proposto due progetti distinti, noti come “Tartaruga” e “La centralita”, uno relativo all’individuazione del disturbo, l’altro alla terapia, rendendo noto che circa il 70% dei bambini in cura ha migliorato la propria diagnosi passando da una situazione di autismo ad una di spettro autistico, mentre il 24% é riuscito addirittura ad uscire dall’autismo a dimostrazione dall’autismo si può davvero uscire.

Le due innovative iniziative dunque nascono e sono promosse dall’IdO, istituto che tra le altre cose è riuscito a raggiungere un importante obiettivo: quello di distinguere all’interno della “disomogenea categoria dei bambini con disturbi autistici” due sottogruppi definiti con sintomatologia lieve e severa in base alla gravità dei punteggi ottenuti con le scale standardizzate: Autism diagnostic observation schedule Generic (Ados-G) e Childhood autism rating scale (Cars), da cui è emersa la possibilità che il bambino possa comprendere le intenzioni dell’altro. Una scoperta quest’ultima che mina la “teoria della mente quale spiegazione della maggior parte delle bizzarrie del bambino con autismo”, ha spiegato Di Renzo.

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