Disturbi Specifici Apprendimento

Cosa significa per un bambino essere dislessico? La dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) che interessa un specifico dominio di abilità quali la lettura, la scrittura e il calcolo. Il funzionamento intellettivo generale resta dunque intatto: il soggetto dislessico non mostra di conseguenza deficit di intelligenza, sensoriali o neurologici. Tale disturbo è determinato da un’alterazione neurobiologica che caratterizza i DSA (disfunzione nel funzionamento di alcuni gruppi di cellule deputate al riconoscimento delle lettere-parole e il loro significato). La dislessia, pertanto, è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e scrivere in modo corretto e fluente.

Leggere e scrivere sono considerati atti così semplici e automatici che risulta difficile comprendere la fatica di un bambino dislessico. Egli può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacità e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica e perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. La difficoltà di lettura può essere più o meno grave e spesso si accompagna a problemi come: disortografia (difficoltà nelle regole di scrittura) e disgrafia (difficoltà nel movimento fino-motorio della scrittura), nel calcolo (difficoltà nel sistema dei numeri e dei calcoli) e, talvolta, anche in altre attività mentali. Tuttavia questi bambini sono intelligenti e, di solito, vivaci e creativi.

La diagnosi viene posta alla fine del II anno della scuola primaria. Già alla fine del I° anno, tuttavia, la presenza di altri specifici indicatori (ritardo del linguaggio e anamnesi familiare positiva per DSA) possono anticipare i termini della formulazione diagnostica. La valutazione deve essere effettuata da specialisti esperti, come il neuropsichiatra infantile o lo psicologo, mediante specifici test standardizzati. A seguito sarà lo stesso specialista a valutare se un trattamento è indicato e la tipologia. Non è possibile individuare un trattamento efficace per tutti i bambini. Questo deve essere individualizzato e basato non solo sulle caratteristiche e manifestazioni del disturbo, ma dovrà tener conto delle abilità integre, i cosiddetti punti di forza.

Ottenuta la diagnosi, quindi, si possono mettere in atto aiuti specifici, tecniche di riabilitazione e di compenso, nonché alcuni semplici provvedimenti nella didattica a favore dei ragazzi dislessici, contenute nelle direttive Ministeriali, come i metodi compensativi e dispensativi. Le misure compensative sono strategie o strumenti che hanno lo scopo di compensare il disturbo come ad esempio: l’uso del pc, la sintesi vocale, la calcolatrice, la tabella delle formule, la tavola pitagorica, le mappe concettuali. Sono invece misure dispensative, procedure che evitano le prestazioni come: gli esercizi più corti, evitare la lettura a voce alta, ridurre i compiti a casa, evitare l’apprendimento mnemonico. L’utilizzo di tali strumenti in classe e a casa non elimina il problema, ma agevola l’apprendimento e richiede, da parte degli insegnanti, la conoscenza del disturbo e delle sue manifestazioni.

E’ importante per i genitori di bambini con difficoltà nell’apprendimento, non lasciarsi prendere da allarmismi, ma informarsi correttamente sull’argomento, mediante anche il supporto di specialisti. L’informazione ha un’importanza fondamentale sia per affrontare la situazione, che per avere la certezza che il bambino sia effettivamente dislessico, attraverso una diagnosi tempestiva e ben ragionata.

E’ dunque necessario che i genitori comprendano che, con gli opportuni interventi specialistici, la dislessia è una problematica assolutamente trattabile. Il bambino, pertanto, va considerato come tale, nei suoi limiti e peculiarità, accogliendo l’uso di ausili, in grado di evitare sentimenti di frustrazione ed inadeguatezza che porterebbero alla sua chiusura e fallimento.

La costruzione dell’identità, in età evolutiva, passa attraverso le significative occasioni di vita, non dalla difficoltà nel leggere una sillaba piuttosto che un’altra. Questo ovviamente se il bambino non è messo nelle condizioni di sentirsi ‘diverso’, ‘malato’ o, ancora peggio, ‘sbagliato’. Lasciamo quindi agli adulti di riferimento il compito di mediare e sperimentare, con creatività, le innovative strategie. I bambini, da bravi curiosi, sapranno imitarci con semplicità.

Dott.ssa Libera Gatta – Psicologa-Psicoterapeuta cognitivo comportamentaleimages

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