ADHD E ABILITA’ SOCIO-EMOTIVE

I bambini affetti da ADHD hanno spesso più problemi sociali ed emotivi rispetto agli altri bambini. Questo è vero per tutti i sottotipi di ADHD e per entrambi i ragazzi e le ragazze. I bambini con ADHD hanno spesso difficoltà a fare e mantenere amicizie, per una serie di motivi:
• Possono avere difficoltà a leggere i segnali sociali, per esempio, possono interrompere o avere difficoltà ad attendere il loro turno.
• Possono avere problemi nell’apprendere le abilità sociali, quali le competenze nella conversazione e di problem-solving.
• Possono avere difficoltà a controllare il loro comportamento e le emozioni. Altri bambini possono trovare il loro comportamento iperattivo o impulsivo irritante.
• Possono essere molto fisici o aggressivi.
• Possono reagire con rabbia o in modo improprio quando sono sconvolti.
• Possono avere difficoltà a cooperare con gli amici.

SEGNI DI PROBLEMI SOCIALI
I bambini affetti da ADHD possono:
• comportarsi in modo aggressivo
• essere respinta da coetanei
• avere scarse capacità di conversazione
• avere problemi nelle capacità di conversazione in situazioni di socialità
• diventare frustrati o arrabbiati più facilmente degli altri bambini
• essere ansiosi o depressi
• sembrare tranquilli e appartati
• essere evitati o vittime di bullismo da parte dei compagni
Questi comportamenti “problema” non sono intenzionali, sono parte integrante del disturbo. I bambini affetti da ADHD hanno spesso difficoltà a regolare le proprie emozioni, o controllare le reazioni emotive. Molti di questi bambini hanno un disturbo psichiatrico, come disturbo d’ansia, disturbo oppositivo provocatorio o disturbo della condotta. Anche questi disturbi possono influenzare le abilità sociali ed emotive dei bambini.

AIUTARE I BAMBINI CON ADHD E PROBLEMI SOCIALI ED EMOTIVI
Ci sono molti programmi disponibili per aiutare i bambini a sviluppare abilità sociali. La ricerca mostra che i programmi più efficaci si svolgono in un ambiente in cui il bambino sta avendo difficoltà.
E ‘importante per i genitori e gli insegnanti a:
• Insegnare con l’esempio sostenendo un comportamento appropriato.
• Fornire un sacco di feedback positivi per rinforzare un comportamento adeguato.
Gli insegnanti possono fare la differenza in aula:
• I bambini che si sentono accolti nella loro scuola e in aula sono più propensi a impegnarsi in un comportamento pro-sociale. Essi hanno anche più probabilità di raggiungere risultati scolastici. Gli insegnanti possono aiutare i bambini ad essere accolti con la creazione di un ambiente di apprendimento positivo.
• Gli insegnanti devono prendere coscienza delle difficoltà di questi studenti, e quindi riconoscere e sostenere le loro competenze.
I genitori possono aiutare i loro bambini con ADHD da:
• Fare dei giochi con loro che richiedano regole, concentrazione e cooperazione.
• Parlare con i vostri bambini delle situazioni difficili che incontrano con gli altri bambini. I Incoraggiarli a essere empatici, pensando a come gli altri bambini potrebbero viverli.
• Fargli notare quando gestiscono una situazione di successo e sottolineare quello che hanno fatto e perché ha funzionato.
• Parlare immaginando le conseguenze di azioni o comportamenti, come ad esempio “Cosa pensi potrebbe succedere se facessi questo?” O “Come potrebbe sentirsi l’altra persona se avessi detto a lei questo?”
• Aiutarli a capire l’importanza dello spazio personale e dei confini. Ad esempio, non interrompere quando qualcun altro sta parlando e non parlare a voce troppo alta.
Il formatore di competenze sociali è di solito fornito da un consulente esperto. Può aiutare i bambini con:
• comunicazione
• gestione della rabbia
• problem-solving e risoluzione dei conflitti
• migliorare le capacità relazionali
• fare e mantenere amicizie

Tara McCauley, Professore in Psicologia Università di Waterloo – Canada
Peter Chaban, MA, Med (Ricercatore e Professore di Pedagogia Speciale Università di Toronto)
Rosemary Tannock, PhD (Professore Associato in Psichiatria Università di Toronto)

Liberamente tratto per “Convivere con l’adhd” da aboutkidshealth.caAdorable 3 year old boy covered in bright paint.

Buone Feste 2013

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“Cittadella della Speranza” Centro diurno per ragazzi autistici

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L’enigmistica per aiutare i bambini con dislessia

Può essere usata come strumento abilitativo
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I bambini con dislessia presentano difficoltà sia nella lettura sia nello scrivere, rispetto a quanto atteso, hanno problemi con l’ortografia, sono lenti nello scrivere e perdono spesso la concentrazione, con conseguente diminuzione di autostima.

Questi problemi riguardano il 4-5% circa della popolazione scolastica italiana. Solo a partire dalla fine della seconda elementare è possibile fare una diagnosi definitiva con test e valutazione neuropsicologica e intervenire con un percorso terapeutico mirato. Ma un aiuto potrebbe arrivare anche dai giochi enigmistici.

A spiegarlo è Claudia Cappa, dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa e membro del gruppo di ricerca “Metodologie e tecnologie didattiche per i Disturbi specifici dell’apprendimento”, che coordina il progetto europeo DysLang (Dyslexia and Additional Academic Language Learning) e le attività di formazione e di screening, in un articolo sul nuovo Almanacco della Scienza Cnr on line.

«Dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, rispettivamente disturbo specifico della lettura, della compitazione, della scrittura e delle abilità aritmetiche, si manifestano spesso insieme, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale, con deficit a livello fonologico cioè nella discriminazione ed elaborazione dei suoni che compongono le parole, visuo-percettivo, nella memoria di lavoro e nel sistema attentivo; nell’immagazzinamento e recupero del lessico», chiarisce la ricercatrice.

Colmare queste carenze con il gioco è uno degli obiettivi terapeutici degli operatori del settore. «Nasce da qui l’idea di usare l’enigmistica per stimolare il sistema attentivo sia sulle abilità visuo-spaziali con il crucipuzzle, il rompicapo cinese tangram, le differenze, cerca l’intruso, sia sulla “motricità fine” attraverso i giochi di figure da colorare, unire i puntini numerati e le parole crociate», prosegue Cappa.

Sebbene molti di questi giochi come rebus, anagrammi, cambio, cerniera, biscarto richiedano un’analisi fonologica della parola, se non addirittura una manipolazione dei suoni, nell’incremento del lessico risultano particolarmente efficaci le parole crociate.

«Grazie alle definizioni, i giocatori riescono a creare le rappresentazioni mentali delle parole e, quindi, a fissarle nella memoria a lungo termine. Non è certo un caso», conclude l’esperta, «che a utilizzare per primi questi giochi siano stati gli insegnanti di lingue straniere».

La Stampa.it

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