Tre domande sul corsivo

La scrittura in corsivo è un argomento di cui si discute molto. Sembra un totem della scuola, un simbolo della scolarizzazione, l’attestato del passaggio dalla fase infantile del gioco alla scolarizzazione, una di quelle acquisizioni che attesta l’acculturazione dell’individuo e il suo ingresso nel mondo dell’istruzione formale. L’insegnante arriva a giudicare insufficiente o comunque incompiuto l’apprendimento di un bambino fino a quando non sa scrivere in corsivo. L’uso sempre più frequente da parte dei bambini della scrittura in stampato maiuscolo è una piaga da combattere. Viene considerato il precursore dell’abbandono della scrittura manuale, l’annuncio dell’imminente vittoria delle tastiere dei computer che si profila come un’ombra minacciosa sulla scuola e sugli insegnanti.

I dibattiti sul corsivo

I dibattiti pro e contro l’uso del corsivo riemergono costantemente ogni volta che si confronta la scuola di oggi con quella del passato, per dire che si sono persi i valori fondamentali dell’insegnamento, ma il sospetto è che quando si usa l’argomento del corsivo si faccia confusione fra calligrafia e ortografia, fra modo di realizzare i segni dello scritto e capacità di esprimersi correttamente per iscritto. In altri termini, ho l’impressione che spesso quando si dice “oggi i ragazzi non sanno più scrivere in corsivo”, si intenda “oggi i ragazzi non sanno più esprimersi per iscritto”: quest’ultimo è un problema reale, ma diverso, anche se non è detto che non ci siano legami fra questi due aspetti. Il corsivo è una forma allografica inventata 500 anni fa per scrivere più velocemente, per rendere fluida la trascrizione dei testi. Non ha nulla a che vedere con l’ortografia, che invece rappresenta l’insieme delle regole per trascrivere il parlato in lingua scritta. Mentre esistono diversi allografi (nella scrittura manuale, come ci insegnano alle elementari, almeno 4 per ciascuna lettera) esiste un unico sistema ortografico, cioè un unico insieme di regole condiviso da una comunità per trascrivere la lingua orale. Dunque c’è un primo aspetto importante che dovrebbe essere chiaro agli insegnanti: l’ortografia è un sistema unico e condiviso, quindi è prescrittivo impararlo. La grafia assume diverse forme, tutte convenzionali e accettate e non si vede perché lo scrivente non possa scegliere quella che gli è più congeniale.

A cosa serve oggi scrivere a mano?

La scrittura manuale è rimasta ormai un retaggio della scuola. Fuori dalla scuola non si scrive più a mano. SMS e mail hanno sostituito le lettere e i messaggi a mano. Il poco che è rimasto sono i moduli da compilare, ma in questi casi viene sempre richiesto di scrivere in stampato maiuscolo. A cosa serve allora il corsivo? Siamo sicuri che gli scopi per cui oggi scriviamo siano gli stessi di 50 anni fa? A scuola si insegna ancora a scrivere, e ovviamente questo è indispensabile, ma non è affatto detto che la scrittura manuale sia ancora la forma più vicina all’esperienza dei bambini. Molti sanno già digitare il loro nome sulla tastiera prima di essere in grado di riprodurre le lettere con la matita. Inoltre, la forma del corsivo è la meno semplice da imparare, anche se ha il vantaggio di rendere la scrittura un atto continuo, senza la necessità di staccare la matita dal foglio dopo ogni lettera. Tuttavia, proprio la velocizzazione dell’atto continuo rende il corsivo la forma di scrittura meno decifrabile (le famose calligrafie illeggibili).

Qual è la forma più accessibile di scrittura manuale?

Dal punto di vista grafo-motorio il carattere stampato maiuscolo è sicuramente la forma più facile da imparare poiché si realizza con rette, cerchi e semicerchi. Tutti questi segni si fanno sopra una riga e nessuno sotto o sopra. I bambini nei loro primi tentativi provano a riprodurre le lettere in stampato maiuscolo. Il corsivo è sicuramente più complicato sia perché non risulta chiaro il punto in cui una lettera finisce e inizia la successiva, sia perché le lettere pur cominciando sulla riga a volte richiedono di andare sotto o sopra la stessa e hanno dimensioni molto diverse fra loro, infine perché l’attività continua richiede continui cambi di direzione (basta provare a scrivere in corsivo la parola “uno”). Mentre le lettere dello stampato maiuscolo sono una successione di atti singoli (potremmo definirli “disegni”), la parola scritta in corsivo rappresenta un unico atto, molto complesso e vario. Immaginiamo di scrivere CANE. La parola scritta in stampato maiuscolo è una sequenza di 4 disegni distinti fra loro, ma se la scriviamo in corsivo possiamo contare ben 5 cambi di direzione nello stesso atto grafo-motorio. Dunque aumentano le difficoltà per i bambini che devono spostare il loro impegno sulle caratteristiche esecutive.

Il corsivo per gli alunni con difficoltà

La maggior parte dei bambini si diverte nel creare queste figure arzigogolate, ma ce ne sono alcuni che non sono in grado di farlo con altrettanta facilità. Trovano difficile collocare i segni sotto o sopra il rigo, oppure trovano difficile ricordare le forme arzigogolate, oppure ancora hanno difficoltà con gli atti motori continui. Perché accanirsi con loro pretendendo di fargli imparare una forma complessa quando esiste quella corrispondente molto più semplice? L’efficacia dell’insegnamento deve riguardare le regole ortografiche, ma siamo sicuri che sia così importante il tipo di carattere utilizzato? Imporre a tutti i bambini lo stesso carattere è come chiedere a tutti di indossare lo stesso tipo di scarpa. Sappiamo che questo non funziona, dato che a qualcuno la stessa scarpa consente di correre veloce, mentre ad altri fa male ai piedi. Avete mai provato a correre con una scarpa che vi fa male ai piedi? Ci pensino gli insegnanti che chiedono a tutti di scrivere in corsivo. al blog “SOS Dislessia” su “Psicologia e Scuola”.

Circolare ministeriale N.177.Niente compiti per il lunedi

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Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 5.100 volte nel 2014. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 4 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Buon feste 2014

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Dislessia in era digitale

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Il Trattamento dei Disturbi Specifici dell’ Apprendimento

Il trattamento dei DSA non è un “dopo scuola” o una “ripetizione”, ma un percorso parallelo, un sostegno mirato al superamento delle difficoltà scolastiche, un lavoro di rielaborazione di attività pensate per il soggetto e per i suoi bisogni.

Ma qual è il modo migliore per stabilire un contatto collaborativo con un bambino bisognoso di aiuto? Specie se i suoi sentimenti nei confronti dello studio e della scuola sono frustrazione, senso di inadeguatezza, colpa, rabbia e noia? E come deve essere il rapporto con la famiglia e con gli insegnanti?

images_0 Qui  entra in gioco C. R. Rogers e l’Approccio Centrato sulla Persona. Grazie infatti all’ascolto empatico e all’accettazione positiva incondizionata si viene a creare quel clima facilitante in cui il ragazzo ed il terapista collaborano insieme per la pianificazione dell’intervento.

I materiali che danno i risultati migliori sono proprio quelli proposti e costruiti dal soggetto stesso, trasformando in tal modo l’incontro con il consulente in un vero laboratorio creativo in cui il ragazzo si sente accolto ed ascoltato in modo autentico, ma soprattutto sente di essere il solo protagonista del suo percorso di apprendimento.

Il clima di reciproco rispetto e di condivisione degli obiettivi permette di affrontare anche le altre fasi dell’intervento, quelle più impegnative, dove il ragazzo dovrà svolgere attività ed esercizi specifici, studiati e strutturati appositamente per lui. L’atmosfera ludica, serena e giocosa renderà l’incontro interessante e piacevole, stimolando in modo efficace la motivazione verso lo studio.

Anche i colloqui con la famiglia e gli insegnanti sono di fondamentale importanza. Vanno raccolte informazioni circa l’evoluzione dello sviluppo e delle diverse fasi della crescita psicomotoria, lo sviluppo del linguaggio, il livello di socializzazione, le modalità di inserimento nella scuola e il clima familiare presente.

Ugualmente importanti sono le indicazioni da parte degli insegnanti, è necessario conoscere la metodologia didattica e il contesto classe.

In conclusione, l’intervento comprende azioni mirate da sviluppare in due ambiti precisi:

  1. quello personale, ossia la storia del soggetto, le sue emozioni, gli interessi, i bisogni e la motivazione;
  2. quello organizzativo, ossia la rete di sostegno che comprende il clima scolastico e familiare, nonché la disponibilità a cooperare ed organizzare percorsi alternativi, creativi e originali.

Senza una valida metodologia tutto ciò non sarebbe possibile, quindi è indispensabile un approccio empatico e un’accoglienza senza giudizi per affrontare le difficoltà e sviluppare un trattamento dei DSA che sia più efficace possibile, diminuendo la probabilità di insuccesso.

 

Strumenti informatici e Autismo


A cura della Dott.ssa Marcella Peroni,
Psicologa, Ambulatorio Autismo,
Unità Operativa NPI,
Ospedale Maggiore Bologna

 

Che cos’è e cosa si propone
ICT (Information and Comunication Technology, in italiano Tecnologie Informatiche e Comunicazionali) come forma di intervento nelle Sindromi Autistiche è una modalità di lavoro che si avvale di strumenti informatici per potenziare l’apprendimento, la comunicazione e la socializzazione di questi soggetti.

Su cosa si basa
L’intervento per mezzo dell’ICT con soggetti  Autistici sembra particolarmente appropriata per vari motivi:
– con il computer possiamo decidere di mantenere sullo schermo solo le informazioni strettamente necessarie in modo da minimizzare il problema della selezione e dell’integrazione delle informazioni;
– la scelta del  materiale può essere di tipo prevalentemente visivo, canale preferito da questi soggetti;
– si possono ridurre le difficoltà in ambito sociale, poiché  non sono coinvolti direttamente fattori di interazione;
– il computer può divenire un mediatore sociale e un comunicatore anche per soggetti non verbali;
– possono essere utilizzati dei software che possono presentare un surplus rispetto ad un intervento tradizionale, in quanto si possono ripetere all’infinito le attività, senza ?stancare? il programma e il rinforzo può rimanere sempre sistematico e prevedibile, secondo approcci collaudati con i soggetti Autistici.

Come viene applicato
L’utilizzo delle nuove tecnologie è individualizzato sulle caratteristiche, le preferenze e i bisogni del singolo paziente. Non esistono dunque percorsi predefiniti di utilizzo del computer e di software didattici. È dunque opportuno un confronto tra famiglia, operatori e esperti per l’individuazione di obiettivi e mezzi.

Chi lo pratica, in quali contesti
Le nuove tecnologie possono essere utilizzate a casa, a scuola, in terapia a seconda dello scopo predefinito. Possono essere utilizzate infatti a scopi ludici, di apprendimento, per comunicare, ecc. A seconda dell’obiettivo specifico, il bambino potrà essere in compagnia o lavorare singolarmente.

Chi lo ha elaborato, in quale anno, in quale paese, in quale ambito
L’utilizzo dell’informatica nella pratica educativa e riabilitativa è una pratica che nasce con l’avvento del Personal Computer. Nel caso dell’utilizzo per i soggetti con Disturbo Autistico già nel 1984 iniziamo a trovare una documentazione empirica dell’uso con questi soggetti.

Per quale fascia d’età
Non definita, sebbene in generale sembra sia opportuno calibrare le attività all’età e agli obiettivi.

A chi è stato rivolto/ A quali tipi di patologie è stato allargato
Non definita proprio in relazione all’ampiezza di utilizzo in svariati Disturbi e Patologie oltre all’uso nei soggetti non affetti da problemi.

Valutazione di effetti in diversi contesti
Oggigiorno esistono diverse pubblicazioni scientifiche riguardanti l’ICT nell’intervento neuropsicologico ed ?abilitativo? per soggetti con Autismo che riportano risultati incoraggianti. In Italia gli studi, le ricerche sperimentali ed i contributi con programmi specifici sono ancora limitati.

Ripercussioni in ambito familiare, scolastico o altro
Mediante l’utilizzo dell’ICT è possibile: proporre una varietà delle attività, prevedere la possibilità di generalizzare gli apprendimenti attraverso nuovi mezzi, preparare più agevolmente attività e schede didattica (riproducibilità del materiale), individuare momenti di ?gioco in autonomia?.

Costi
Le nuove tecnologie hanno costi da medi a molto alti, in confronto ad altri tipi di interventi, d’altra parte, l’ICT può essere poco costosa perché si può effettuare anche con personale non specializzato. Solitamente al giorno d’oggi è frequente possedere in casa un personal computer. Solitamente i soggetti autistici non necessitano di costose apparecchiature aggiuntive. Molte attività possono essere create con strumenti già presenti nel computer (come ad esempio, powerpoint). Possono essere comprati software didattici riabilitativi che possono essere estremamente utili a seconda delle finalità preposte. Possono essere anche utilizzati degli ausili hardware: ad esempio per alcuni bambini che si avvicinano al computer può essere utile l’utilizzo di touchscreen, piuttosto che il mouse.


BIBLIOGRAFIA

Bernard-Opitz V., Sriram N., Sapuan S. (1999), Enhancing vocal imitations in children with autism using the IBM SpechViewer, ?Autism?, Jun, vol. 3, n.2, pp.131-147.
Handimatica 2004: http://streaming.cineca.it//handimatica/frames/frameset.php?flusso=video56
Panyan M.V. (1984), Computer technology for autistic students, ?Journal of Autism and Developmental Disorders?, Dec, vol. 14, n. 4, pp.375-82
Peroni M. (2004), Ausili informatici per l’autismo. In  Neuropsichiatria Infantile dell’Università di Catania, Azienda Policlinico e Ambulatorio Autismo, Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale Maggiore di Bologna,  Strategie d’intervento per l’autismo infantile. Guida pratica per le famiglie.
Peroni M., Truzzi R., Visconti P., Contento S., Gobbi G. (2003), L’utilizzo dell’informatica nell’autismo. In Vianello R., Mariotti M., Serra M.( a cura di),  Ritardo mentale e autismo.
Molteplicità di forme e di percorsi per l’integrazione, pp. 151-161
Trehin P. (1997), L’uso dell’informatica nel processo educativo dei soggetti autistici. Atti del convegno Autismo le nuove frontiere della riabilitazione. Nola (NA).


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