ADHD E ABILITA’ SOCIO-EMOTIVE

I bambini affetti da ADHD hanno spesso più problemi sociali ed emotivi rispetto agli altri bambini. Questo è vero per tutti i sottotipi di ADHD e per entrambi i ragazzi e le ragazze. I bambini con ADHD hanno spesso difficoltà a fare e mantenere amicizie, per una serie di motivi:
• Possono avere difficoltà a leggere i segnali sociali, per esempio, possono interrompere o avere difficoltà ad attendere il loro turno.
• Possono avere problemi nell’apprendere le abilità sociali, quali le competenze nella conversazione e di problem-solving.
• Possono avere difficoltà a controllare il loro comportamento e le emozioni. Altri bambini possono trovare il loro comportamento iperattivo o impulsivo irritante.
• Possono essere molto fisici o aggressivi.
• Possono reagire con rabbia o in modo improprio quando sono sconvolti.
• Possono avere difficoltà a cooperare con gli amici.

SEGNI DI PROBLEMI SOCIALI
I bambini affetti da ADHD possono:
• comportarsi in modo aggressivo
• essere respinta da coetanei
• avere scarse capacità di conversazione
• avere problemi nelle capacità di conversazione in situazioni di socialità
• diventare frustrati o arrabbiati più facilmente degli altri bambini
• essere ansiosi o depressi
• sembrare tranquilli e appartati
• essere evitati o vittime di bullismo da parte dei compagni
Questi comportamenti “problema” non sono intenzionali, sono parte integrante del disturbo. I bambini affetti da ADHD hanno spesso difficoltà a regolare le proprie emozioni, o controllare le reazioni emotive. Molti di questi bambini hanno un disturbo psichiatrico, come disturbo d’ansia, disturbo oppositivo provocatorio o disturbo della condotta. Anche questi disturbi possono influenzare le abilità sociali ed emotive dei bambini.

AIUTARE I BAMBINI CON ADHD E PROBLEMI SOCIALI ED EMOTIVI
Ci sono molti programmi disponibili per aiutare i bambini a sviluppare abilità sociali. La ricerca mostra che i programmi più efficaci si svolgono in un ambiente in cui il bambino sta avendo difficoltà.
E ‘importante per i genitori e gli insegnanti a:
• Insegnare con l’esempio sostenendo un comportamento appropriato.
• Fornire un sacco di feedback positivi per rinforzare un comportamento adeguato.
Gli insegnanti possono fare la differenza in aula:
• I bambini che si sentono accolti nella loro scuola e in aula sono più propensi a impegnarsi in un comportamento pro-sociale. Essi hanno anche più probabilità di raggiungere risultati scolastici. Gli insegnanti possono aiutare i bambini ad essere accolti con la creazione di un ambiente di apprendimento positivo.
• Gli insegnanti devono prendere coscienza delle difficoltà di questi studenti, e quindi riconoscere e sostenere le loro competenze.
I genitori possono aiutare i loro bambini con ADHD da:
• Fare dei giochi con loro che richiedano regole, concentrazione e cooperazione.
• Parlare con i vostri bambini delle situazioni difficili che incontrano con gli altri bambini. I Incoraggiarli a essere empatici, pensando a come gli altri bambini potrebbero viverli.
• Fargli notare quando gestiscono una situazione di successo e sottolineare quello che hanno fatto e perché ha funzionato.
• Parlare immaginando le conseguenze di azioni o comportamenti, come ad esempio “Cosa pensi potrebbe succedere se facessi questo?” O “Come potrebbe sentirsi l’altra persona se avessi detto a lei questo?”
• Aiutarli a capire l’importanza dello spazio personale e dei confini. Ad esempio, non interrompere quando qualcun altro sta parlando e non parlare a voce troppo alta.
Il formatore di competenze sociali è di solito fornito da un consulente esperto. Può aiutare i bambini con:
• comunicazione
• gestione della rabbia
• problem-solving e risoluzione dei conflitti
• migliorare le capacità relazionali
• fare e mantenere amicizie

Tara McCauley, Professore in Psicologia Università di Waterloo – Canada
Peter Chaban, MA, Med (Ricercatore e Professore di Pedagogia Speciale Università di Toronto)
Rosemary Tannock, PhD (Professore Associato in Psichiatria Università di Toronto)

Liberamente tratto per “Convivere con l’adhd” da aboutkidshealth.caAdorable 3 year old boy covered in bright paint.

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STUDIO NAZIONALE AMERICANO SU BAMBINI CON DIAGNOSI ADHD – Tratto da un articolo di Neal Harris psicologo, psicoterapeuta e counselor

Lo studio è condotto negli Stati Uniti con il supporto di genitori, insegnanti e terapeuti che hanno in carico bambini e adolescenti con diagnosi ADHD, trattati con una terapia alternativa, per 4 settimane consecutive, terapia che prevede l’uso del labirinto -CRETAN INTUIPATH-  3-5 volte a settimana per 5 minuti ogni volta.

Il“CHILDREN’S CRETAN INTUIPATH è  un doppio labirinto disegnato in modo da essere percorso con entrambe le mani contemporaneamente, muovendosi in opposte direzioni.

Si stima che il 3-5% dei bambini in età scolare negli Stati Uniti siano diagnosticati ADHD, cioè Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività.

Si tratta di un disturbo molto frequente anche da noi, caratterizzato da un marcato livello di disattenzione e da una serie di comportamenti che denotano iperattività e impulsività, più seri e frequenti di quanto normalmente osservato in bambini con lo stesso livello di sviluppo. I piccoli con ADHD non riescono a controllare le loro risposte all’ambiente, sono disattenti, iperattivi e impulsivi, fino a compromettere la loro vita di relazione e scolastica.

Le tre categorie di sintomi che sono caratteristiche di questa condizione sono: la disattenzione, l’iperattività, l’impulsività.

Nel corso degli ultimi 13 anni, numerose e convincenti prove sono state raccolte da insegnanti, terapeuti e genitori di bambini che hanno sperimentato l’INTUIPATH, Labirinto doppio a specchio, progettato in modo da essere percorso simultaneamente con entrambe le mani in direzioni opposte.
Ad esempio, gli insegnanti hanno riferito che i bambini che facevano uso di INTUIPATH avevano la capacità di calmarsi più rapidamente, di avere una maggiore capacità di attenzione e concentrazione mentale, un maggiore controllo degli impulsi, rispetto ai bambini che non ne avevano fatto uso.
I benefici comunemente rilevati sono: il bambino mostra una riduzione dei comportamenti comunemente associati alla  diagnosi ADHD. Questo potrebbe significare una migliore performance scolastica, aumentate abilità sociali, maggiore autostima, ecc


Il disegno di INTUIPATH stimola simultaneamente entrambi gli emisferi del cervello: sia quello associato al ragionamento, al problem solving, alle competenze linguistiche (emisfero sinistro), sia quello associato all’intuizione, alle emozioni e alla creatività (emisfero destro).
Questo effetto, noto come Brain Syncrony Sincronia Cerebrale (Fehmi & Frtz 1980) crea una preponderanza delle onde cerebrali alfa e theta, che consentono un maggiore rilassamento mentale e un maggiore repertorio di risposte adattive all’ambiente (Ayres, 1979; Hutchison, 1994; Harris, 2002).
Da tre anni è iniziato uno studio scientifico vero e proprio, durante il quale 87 bambini (età 7/17) sono stati presi in esame.
L’obiettivo di questo team di ricercatori è avere uno studio completo su 200 bambini.
Negli studi fin’ora condotti, si è rilevato che la frequenza di comportamenti ADHD tende ad aumentare nell’arco di 2 settimane da quando i bambini non utilizzano INTUIPATH .
Questo dato è un buon indicatore degli effetti che questi strumento ha sui comportamenti dei bambini.

ADHD e CIBO

 

Le ultime ricerche, per il controllo dei sintomi del disturbo di iperattività e difficoltà di concentrazione, approdano al consumo di alcuni alimenti ed al divieto di altri.
I sintomi principali del disturbo di ADHD sono di due ordini di valutazione: una carente o difficoltosa concentrazione ed una difficoltà nel controllo del movimento inteso come iperattività. A queste difficoltà se ne aggiungono altre, meno serie ma sempre problematiche: difficoltà ad addormentarsi, ansia generalizzata e sentimento di negatività. Cure farmacologiche specifiche per l’ADHD non esistono. Vengono utilizzati, nei casi più gravi, una classe di antidepressivi anfetaminici che però funziona solo nell’80% dei casi. Risultati soddisfacenti si ottengo invece con la terapia cognitivo – comportamentale. L’ultima frontiera per fronteggiare la sintomatologia dell’ADHD sembra essere semplice: eliminare dalla dieta alcuni nutrienti, a quanto pare, offre un aiuto ai bambini con disturbo di iperattività e scarsa concentrazione.

Come agiscono gli alimenti

Alcuni alimenti fanno bene alle cellule nervose, aumentandone la capacità di ritenzione e di concentrazione. L’apporto quotidiano di questi nutrienti deve essere costante ed adeguato. Deve essere inoltre considerata la possibilità di assumere un supplemento, oltre la dieta alimentare, a base di vitamine, sali minerali e altri nutrienti che normalmente non vengono inclusi nella normale alimentazione. Questi elementi, assunti quotidianamente, possono contribuire ad una migliore performance della concentrazione. Dovrebbero, invece, essere eliminati dalla dieta alcuni nutrienti che stimolano l’iperattività.

I cibi da preferire
Alcuni esperti, tra cui il dottor Richard Sogn e Daniel Amen, dopo approfonditi studi, raccomandano l’introduzione e la riduzione quotidiana di determinati cibi. Ecco che cosa si dovrebbe fare:

  • Aumentare il consumo di proteineche devono derivare in gran quantità dai legumi (fagioli, lenticchie e ceci), dalle uova, dalla carne, da noci e nocciole. Queste proteine devono essere assunte preferibilmente a colazione, prima di andare a scuola e come snack a metà mattina. Le proteine presenti in questi cibi facilitano infatti la concentrazione e, di conseguenza, il lavoro di apprendimento;
  • Non far mancare un adeguato apporto di vegetali e frutta. Questi alimentiandrebbero consumati di preferenza nelle ore serali, perché facilitano l’addormentamento, regalando una buona qualità del sonno;
  • Privilegiare il consumo degli omega 3 e gli acidi grassi. Questi nutrienti si trovano soprattutto nel tonno, nel salmone, nelle sardine, nelle noci,nocciole ed olive. In alternativa, possono essere utilizzati gli Omega 3 come integratori alimentari, che si trovano in commercio;
  • Ridurrefino ad annullare completamente l’alimentazione a base di carboidrati semplici: tutti i tipi di caramelle, il miele, lo zucchero e soprattutto i prodotti realizzati con le farine bianche (anche la pasta quindi), il riso bianco e le patate senza buccia. Sono ammessi, in modeste quantità, riso e farine integrali.

Gli integratori vitaminici devono essere assunti quotidianamente, soprattutto quando la dieta alimentare è carente. Sono moltissimi i bambini a non avere una dieta bilanciata tra i cibi che mangiano e l’energia consumata attraverso i vari sport praticati. È preferibile quindi aggiungere, anche se non espressamente richiesto, un integratore a base di vitamine e sali minerali.

Sostanze da eliminare
Non è stato accertato, ma gli esperti concordano sul fatto che alcuni cibi possono risultare allergizzanti e, come tali, avere effetti negativi anche sui sintomi dell’ADHD. Si è visto, per esempio, che alcuni conservati o coloranti per alimenti possono aumentare la sintomatologia dell’iperattività. Dovrebbero quindi essere eliminati dalla dieta:

  • I coloranti artificiali per alimenti a base rosso e giallo;
  • I conservanti:aspartame, glutammato monosodico e nitriti vari;
  • I zuccheri presenti in tutte le farine bianche e nelle caramelle;
  • Lacaffeina, la teina e la teobromina: tutte sostanze che stimolano l’iperattività.

La dieta per il bimbo con ADHD
La nuova composizione della dieta dovrebbe essere introdotta gradualmente. La gradualità aiuta anche a comprendere quali sono gli alimenti che facilitano maggiormente la concentrazione nel bambino. A questo proposito, è importante tenere un diario alimentare, dove annotare ogni giorno gli alimenti consumati in una settimana e segnare i cambiamenti, se questi ci sono, positivi o negativi che siano. Per apprezzarne i risultati, la dieta deve essere seguita in modo costante per diversi mesi. Non si deve dimenticare, inoltre, che in associazione al nuovo regime alimentare vanno osservate alcune piccole regole:

  • Far assumere regolarmente i medicamenti prescritti dal medico;
  • Far dormire abbastanza il bambino, almeno 8 oreper notte;
  • Far eseguire regolarmente dell’esercizio motorio, almeno mezz’ora tutti i giorni, anche solo una piccola corsa è sufficiente;
  • Insegnare le tecniche della respirazione profonda, che permette alle cellule cerebrali di fare rifornimento di ossigeno e che induce ilrilassamento generale.

dott.ssa Rosalba Trabalzini

 

AUSILI EDUCATIVI

Suggerimenti pratici per l’allestimento di materiali e tecniche utili per la gestione di piani educativi di bambini con disturbi comportamentali:


L’ USO CORRETTO DEL “TIME OUT “(A SCUOLA E A CASA): mirato all’interruzione del conflitto e delle emozioni negative collegate ad un comportamento estremamente disturbante o distruttivo . Applicare il time out diretto solo per comportamenti realmente gravi e non tollerabili ( violenza, distruzione, abuso verbale offensivo…) . Per comportamenti meno gravi usare invece sempre gli avvertimenti, precedentemente ben spiegati (anche visivi se possibili, con cartellini colorati): ESORTAZIONE generale a cambiare il comportamento ( segnale verde), 5 secondi e poi se continua passare all’AVVERTIMENTO diretto, avvicinandosi e guardando il bambino negli occhi ( segnale giallo), ancora 5 secondi e se il comportamento errato persiste ANNUNCIARE l’invio al time out ( segnale rosso) evitando di esprimere emozioni e di fare commenti negativi, ma descrivendo con voce calma e ferma ciò che è accaduto e che non può essere accettato. Se il bambino (sopra i 6 anni) si rifiuta di andare in time out evitare l’accompagnamento forzato fisico e annunciare la perdita irremovibile di un privilegio. Non mancare di tornare ad un atteggiamento positivo verso il bambino appena il time out è finito, lodandolo enfaticamente se lo ha eseguito bene ed evitando “lezioni” di buon comportamento o di esibire sentimenti negativi per l’accaduto ( fare un time out a se stessi!). E’ estremamente importante che il time out resti un’occasione limitata nel tempo, senza il protrarsi di rancori, per insegnare al bambino maggiore responsabilità sul suo comportamento e non per aumentare nel bambino la considerazione negativa di se stesso. Può essere utile annotarsi in una scheda i time out applicati, per monitorare l’eventuale uso (abuso) eccessivo di questa tecnica. Il time out sta funzionando bene solo se nel tempo aumentano le interazioni positive e ne diminuisce la necessità dell’uso. Rimane importante non usare questa tecnica per comportamenti di semplice disattenzione o dimenticanza, tipica dei bambini ADHD, ma limitarla solo per il controllo di comportamenti conflittuali, aggressivi e particolarmente oppositivi.

DISCORSO DI PREPARAZIONE AL TIME-OUT
Iniziare spiegando l’importanza del comportamento positivo. Spiegare che verrà introdotto il time out come metodo per controllare la collera e “ per avere così successo nel controllo della rabbia”. Spiegare che la rabbia è normale ma non è tollerabile l’uso dell’offesa fisica o verbale verso gli altri e che quindi questo non sarà permesso. Spiegare che quando si vedrà un alunno/bambino andare troppo in collera con questo tipo di comportamento verrà mandato in time out a riflettere, per 1 minuto ogni anno di età, usando un timer o una clessidra visibile al bambino. In quell’angolo o stanza con la sedia sarà apposto il POSTER DEL CAL DOWN o LA REGOLA DELLA TARTARUGA PER CALMARSI

• POSTER DEL CAL DOWN: va affisso nel luogo deputato al time out e deve contenere le seguenti asserzioni:
– respira profondamente e dici a te stesso “stop, calmati e rifletti”
– dici a te stesso: “io posso controllare questo, posso calmarmi”
– rifletti sul perché sei stato allontanato dalla stanza o dalla classe
– domanda a te stesso “quale regola ho trasgredito ?”
– pensa ad una soluzione o un modo per fissare questi pensieri

• REGOLA DELLA TARTARUGA PER CALMARSI QUANDO OFFESI:
– posso imitare la tartaruga nella sua corazza, dove posso rifugiarmi quando voglio e quando sono arrabbiato
– faccio un respiro profondo, mi calmo e penso:
– ho altri amici che mi vogliono bene, l’amico che mi ha offeso ha solo fatto un errore, chiunque fa errori
– non è una cosa grave
– mi calmo, posso farlo, posso controllare la rabbia, posso stare fuori dalla battaglia
– mi ritiro nella mia corazza finchè non mi sarò calmato del tutto
– ok, ora riprovo!

• SCHEDA DELLA SOLUZIONE DEL PROBLEMI: può essere dato al bambino mandato in time out per essere da lui compilata. Ognuna delle frasi può essere accompagnata da corrispondenti vignette esplicative ( per es. con facce ed espressioni) e può essere così strutturata:
– Nome…data…
– Qual è stato il problema?
– Come ti sentivi? (facce espressive)
– Quale soluzione hai usato?
– Era corretta? SI/NO
– C’è qualcuno che si è sentito bene con questa? SI/NO
– Quali sono alcune soluzioni diverse che tu avresti potuto provare?
– Che cosa vuoi sapere per migliorare le cose?
FIRME…..Bambino… Insegnante… Genitore…Preside…

• LA SCATOLA DELL’ “IO SONO CAPACE”: mettere sulla scrivania del bambino, o sul banco di scuola, una scatola con su scritto “ io sono capace” e poi mettervi dentro un bigliettino con scritto “io sono capace di….” ogni volta che il bambino mostra il corrispondente comportamento positivo
• SFIDA MISTERIOSA DEL “SUPER-EROE”: fare il gioco dei “bambini misteriosi che si stanno comportando bene” che poi saranno svelati alla fine della giornata
• AUTOAPPROVAZIONE: insegnare al bambino frasi di auto-incoraggiamento

Siamo i genitori di due bambini russi adottati…

Siamo i genitori di due bambini russi adottati a quattro e a cinque anni e che  oggi hanno rispettivamente nove e dieci anni. Raccontandovi la nostra e la loro storia vogliamo lanciare una piccola boa in un oceano di difficoltà, d’indifferenza e di facili pregiudizi… Un mutuo aiuto, quindi, tra genitori che hanno condiviso e condividono quotidianamente esperienze simili alla nostra. Desideriamo, inoltre, con questo racconto e accogliendo l’incarico propostoci dall’AIFA di occuparci particolarmente dei genitori di bambini ADHD adottivi, dare speranza e un po’ di serenità a coloro che nelle sofferenze quotidiane non riescono ancora a trovare una soluzione ai problemi che affliggono con maggior frequenza questi bambini e le loro nuove famiglie.

Il nostro incontro con Pompeo (nome di fantasia) è stato un continuo rincorrersi…

Dopo aver espletato le pratiche burocratiche relative all’adozione, il 6 febbraio del 1998 giunse una telefonata dall’associazione alla quale avevamo inoltrato la domanda: con grande nostra commozione ci veniva comunicato che una coppia di fratellini russi attendevano una mamma e un papà. Spinti da un sentimento misto di gioia e di ansia decidemmo di partire quanto prima e così il 13 giugno riuscimmo a metterci in viaggio per S. Pietroburgo. Dopo 24 ore di treno incontrammo finalmente i bambini! Già in viaggio ci avevano avvisato che il maschietto non stava mai fermo un attimo… Il nostro incontro con Pompeo – bambino vivace con una zazzera lunga e bionda, due manine e due gambette da far spavento! – è stato un continuo rincorrersi e non possiamo certo dire che ad oggi la corsa non sia ancora terminata! Sul suo certificato anamnestico c’era scritto “Vivace e distratto” e così era descritto anche dalle maestre dell’orfanotrofio. Quante volte, nel corso del tempo, ci sono tornate alla mente quelle parole… La bambina – un pulcino biondo di quattro anni – era ferma in un angolo, non parlava e invece di camminare saltava a piè pari, facendo spallucce; il suo sguardo era spento e triste e raccontava in modo eloquente tutto il suo passato…

Iniziammo presto un altro peregrinare tra un medico e l’altro per capire Pompeo cosa avesse…

Quel giorno, benché fosse il più bello della nostra vita, avevamo nella mente un solo pensiero: di portarli quanto prima lontani da quel posto buio e triste… Erano così piccoli rispetto alla loro età e così indifesi! Arrivati in Italia il 10 luglio di quell’anno, dopo tanto peregrinare tra i rispettivi  Consolati, iniziammo presto un altro peregrinare tra un medico e l’altro per capire soprattutto Pompeo cosa avesse…  Giunto in Italia aveva frequentato un anno di scuola materna integrandosi senza difficoltà e imparando la lingua non senza qualche piccola difficoltà e due cicli di logopedia, ma ciò nonostante Pompeo rimaneva un terremoto vivente con tutte quelle sfide che lanciava continuamente a me come mamma e poi in prima elementare alle sue insegnanti.

In prima elementare cambiò tre classi, poi tre scuole e infine anche paese…

Quell’anno, della prima elementare, rimarrà per sempre scolpito nei nostri ricordi! Tutte quelle difficoltà e il desiderio di proteggere il nostro bambino così difficile e allo stesso tempo tanto fragile… E’ impossibile descrivere la forza che dovemmo sprigionare per difendere lui e noi da quei falsi pregiudizi provinciali e superficiali e che troppo spesso abbiamo dovuto subire proprio da chi, invece, avrebbe avuto il dovere di partecipare con noi al difficile compito della sua crescita e della sua formazione psichica e culturale… Tutto questo ci ha fortificati e ci ha fatto crescere come “genitori”. Abbiamo accettato questo bambino speciale e compreso che il Signore voleva da noi la totale abnegazione per quei due bimbi tanto desiderati ma così difficili!

Pompeo in prima elementare cambiò ben tre classi, poi tre scuole e infine anche paese. Le insegnanti facevano riferimento ai problemi del bambino come ad un peso insostenibile per la classe e per la loro psiche e per questo giustificavano il suo continuo parcheggio fuori dell’aula consegnato spesso ai bidelli e sottoposto a mille domande sulle sue origini, il suo vissuto. Io venivo definita come una “mamma ingombrante”.

Ci parlò dell’ADHD, del Progetto “Parents for Parents” e di come avremmo potuto aiutare il nostro bambino…

Portato in un’altra scuola le cose migliorarono e Pompeo, seppur con difficoltà e tanto sforzo per entrambi, fu promosso in seconda elementare. Passarono così tra mille problemi gli anni della seconda e terza classe quando un pomeriggio di marzo del 2002 la Provvidenza entrò nella nostra casa. Un amico pediatra di famiglia si soffermò a parlare per un po’ con nostro figlio e alla fine del colloquio ci parlò dell’ADHD, del Progetto “Parents for Parents” e di come avremmo potuto aiutare il nostro bambino… Noi eravamo ormai un po’ rasseganti su questa storia perché avevamo già consultato tanti “esperti” che ci avevano convinti che quell’iperattività fuori della norma e i suoi problemi di concentrazione fossero dettati esclusivamente dal suo drammatico e precedente vissuto.

Ma il contatto con l’associazione dei genitori di bambini affetti dall’ADHD attraverso il Progetto “Parents for Parents” ci permise di consultare dei veri esperti che formularono per entrambi i bambini la diagnosi di ADHD, Disturbo da Deficit di Attenzione con Iperattività.

Prima avvertivo dentro la mia testa una grossa confusione e tutto mi rimbombava…

Arriviamo al 2003. Pompeo frequenta ora la quarta elementare e ha cambiato nuovamente classe. Finalmente ha trovato un’insegnante più accogliente ed empatica. Da poco abbiamo iniziato anche un trattamento farmacologico consigliato dal medico e siamo nell’attesa di iniziare quello comportamentale. Pompeo, dopo circa dieci giorni di terapia – senza che sapesse il motivo per cui prendeva quella medicina – un giorno ci dice: “Sai mamma, sai papà: da quando prendo questa pillola mi sento più calmo e tranquillo, mi sento bene… Prima avvertivo dentro la mia testa una grossa confusione e tutto mi rimbombava compreso il mio nome e per questo alla fine non sapevo mai cosa fare e mi sentivo sempre agitato…”.

Questa storia ci ha così profondamente segnati…

Questa storia ci ha così profondamente segnati che alla fine abbiamo deciso di accettare la proposta di diventare genitori referenti dell’AIFA perché altre famiglie e altri bambini potessero ricevere dalla nostra esperienza aiuto e conforto. E’ per lo stesso motivo che abbiamo accettato anche di raccontare la nostra storia perché potesse tornare utile ad altri genitori, soprattutto quelli figli adottivi, perché dalle tante telefonate ricevute in questi mesi ci siamo resi conto dell’alta incidenza di bambini iperattivi con disturbo d’attenzione tra gli adottati e quante difficoltà e sofferenze tra i loro genitori e i bambini stessi, proprio com’è accaduto a noi… Spesso ci siamo ritrovati a parlare con genitori di cui non conosciamo né i nomi né i figli ma con i quali abbiamo stretto un forte legame per le storie che ci accomunano…

Studi su ADHD e bambini adottati

In America sono stati effettuati vari studi sulla correlazione “ADHD e adozione”. Nell’aprile del 2000 venne pubblicato un libro dall’eloquente titolo ADHD e adozione. L’autrice del suddetto lavoro, Valerie de Armas, giornalista diagnosticata ADHD solo nel 1998 all’età di 34 anni, sposata e mamma di tre bambini, ha iniziato ad occuparsi del disturbo per aiutare se stessa e gli altri ed è incappata in quest’evidente relazione (www.suite101.com e www.webmoms.com), che esiste cioè una maggiore incidenza tra bambini adottati e ADHD.

Dello stesso parere è anche il Dott. Andrew Adesman, pediatra specializzato nello sviluppo e nel comportamento dei bambini presso l’Ospedale pediatrico Schneider (www.spence-chapin.org), che nei suoi studi ha evidenziato l’ereditarietà dell’ADHD sottolineando come il 40 % dei bambini ADHD ha almeno un genitore affetto dallo stesso disturbo; inoltre, altri fattori influenzerebbero e potrebbero alterare la funzione dell’attenzione, come l’uso di droga o di alcool durante la gravidanza che porterebbero anche ad una maggiore incidenza di parti prematuri a loro volta ulteriori fattori di rischio nello sviluppo dell’ADHD. Lo stesso autore evidenzia che i bambini adottati dalla Cina, dalla Russia e dall’ Est- Europeo, in genere, sono più a rischio di sviluppare ADHD per i motivi già esposti e ai quali occorre aggiungere anche la malnutrizione.

Su questa scia si affianca il lavoro svolto negli Stati Uniti dal Dott. Victor Groza, Professore del Lavoro sociale presso la Scuola delle Scienze all’Università di Cleveland nell’Ohio (www.childrendisabilities.info), il quale ha evidenziato come dal 1990 le adozioni internazionali in America erano state effettuate soprattutto dall’Europa orientale e centrale (Russia e Romania) e dal 1995 anche dalla Cina. La storia e la cultura di questi paesi sono palesemente differenti eppure risulterebbe uguale l’incidenza di ADHD nei bambini adottati da questi paesi e questo appare giustificato dai simili sistemi di assistenza rivolti verso i bambini adottabili spesso istituzionalizzati. Tali bambini, il più delle volte non sono orfani ma le condizioni socio-economiche della famiglia d’origine non permette loro di ricevere un’adeguata assistenza e per tale motivo vengono istituzionalizzati e resi adottabili. In questo contesto, situazioni di malnutrizione e assenza di stimolazioni psico-fisiche adeguate verso il bambino su basi biologiche alterate sono causa di insorgenza di diverse forme di ritardi e di ADHD.

Altro problema sul quale occorre soffermarsi e cui si è già accennato è la “malnutrizione severa nell’infanzia”, trattato da Jean Nelson Erichson e Heino R. Erichson (fondatori del Centro per adozioni internazionali “Los ninos” in Texas), i quali rilevano che la malnutrizione provoca danni notevoli allo sviluppo del cervello. In tali bambini, inoltre, si potrebbero associare più fattori di rischio, comportamentali e sociali, di privazione affettiva, di prematurità in caso di sindrome fetoalcoolica e che costituirebbero tutti assieme importanti fattori di rischio per lo sviluppo dell’ADHD. Secondo questi autori, intervenendo presto, prima dei tre anni d’età, anche i danni provocati dalla malnutrizione severa potrebbero essere arginati e far sperare in uno sviluppo normale del bambino. Quindi, cosa fare. Andrew Adesman suggerisce di iniziare la terapia comportamentale fin dall’età prescolare laddove sia stata fatta diagnosi di ADHD nel bambino; quando si tratta di un bambino in età scolare con la stessa diagnosi è importante sempre l’intervento comportamentale unitamente al trattamento farmacologico; ma al di sopra di ogni intervento questi bambini, come tutti i bambini del mondo, hanno bisogno di sentirsi amati e accettati con tutti i loro limiti e le loro oggettive difficoltà.

Diabete materno e povertà aumentano nella prole il rischio ADHD

La combinazione tra povertà e diabete in gravidanza aumenta in modo significativo, nella prole, il rischio di ADHD: dall’età di 6 anni i bambini che nascono da mamme diabetiche in condizioni di indigenza economica sviluppano, con un rischio 14 volte più alto rispetto ai coetanei, l’ADHD, il disturbo caratterizzato da poca concentrazione, comportamento impulsivo e iperattività.
Lo studio apparso su Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine di gennaio è stato condotto su 212 bambini. Di questi, 115 avevano le madri in precarie condizioni socioeconomiche o con diabete in gravidanza, o con entrambe le condizioni; 97 erano soggetti sani. I ricercatori hanno valutato i bambini per i sintomi di ADHD a 3 o 4 anni, e di nuovo all’età di 6: le mamme con diabete gestazionale o indigenti mostravano un rischio doppio di avere bambini con l’ADHD rispetto ai controlli.
Questo studio suggerisce che si può intervenire con sollecitudine durante la gravidanza per prevenire l’insorgenza dell’ADHD nei figli. Le donne, economicamente disagiate, seguono una dieta meno equilibrata che aumenta il rischio diabete, sostiene il dr. Jeffrey M. Halperin, autore dello studio, professore di psicologia al Queens College e docente in psichiatria al Mount Sinai Medical Center di New York City secondo cui “una buona assistenza ostetrica, il controllo regolare del livello di glucosio nel sangue, e una dieta sana con pochi grassi e zuccheri, diminuirà il rischio ADHD così come altri disturbi cognitivo-comportamentali nella prole”.
Inoltre “se una donna ha avuto diabete durante la prima gravidanza, è probabile che ne soffra nelle gravidanze successive, fatto che ci permette di poter intervenire con la giusta tempistica per ridurre i rischi” ha dichiarato Halperin.
Lo studio “evidenzia come l’ADHD abbia molteplici cause”, sostiene il dr. John A. Shaw, direttore della psichiatria pediatrica presso la University of Miami School of Medicine. “E’ importante riconoscere subito i fattori di rischio del disturbo in modo da poter sviluppare idonee strategie di prevenzione”.
Il dr. Joel Nigg, professore di psichiatria, pediatria e neuroscienze comportamentali alla Oregon Health and Science University di Portland, ha scritto un editoriale in cui afferma che “controllare lo stato di salute in gravidanza è importante per la salute fisica e mentale del bambino, evidenza che aumenta con la crescita e che enfatizza la necessità di una buona assistenza prenatale”. HealthDay – 2 gennaio 2012

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