Dislessia in era digitale

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Storie di dislessia

Maestro parla ai suoi alunni dei dislessici famosi…scena tratta dal film “Stelle sulla terra”

Prima Giornata Nazionale Dislessia 8 Ottobre 2012

Servizio delle IENE sulla Dislessia

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Dislessia: come si effettuano le verifiche scolastiche

Vorrei chiarire il tema verifiche in ambito scolastico in quanto ho notato in prima persona che

 è un punto dolente che la scuola fa fatica ad accettare: didattica personalizzata, quindi, non solo nelle metodiche di insegnamento, ma anche nelle valutazioni!

Le verifiche per i ragazzi dislessici saranno uguali per contenuto a quelle assegnate alla classe ma con tempi di svolgimento più lunghi oppure con una riduzione della richiesta o ancora con un adattamento delle modalità.

Dovrà sempre essere esplicitato ciò che è importante e ciò che sarà valutato all’interno della verifica.
Durante le verifiche sarà consentito l’uso di qualsiasi strumento compensativo (PC, mappe, formulari…).
Se non utilizza un programma di lettura e se necessario, l’insegnante leggerà a voce alta qualunque testo o frase per facilitare la sola comprensione di quanto è richiesto nell’esercizio, eventualmente ripetendo più volte le consegne che dovranno comunque essere molto semplici.
Nella valutazione delle prove scritte e orali si terrà conto del contenuto e non della forma (gli errori ortografici possono essere evidenziati ma non valutati). Sarà opportuno privilegiare frequenti verifiche orali a contenuto limitato, nelle quali l’alunno si trova più a suo agio. Il monitoraggio dovrà essere frequente, anche a mezzo di domande flash.
Infine è importante sapere che

i progressi non saranno valutati in rapporto al resto della classe ma in riferimento al livello di partenza

– si dovrà tendere a far diventare l’alunno consapevole delle proprie capacità e dei propri miglioramenti.

Ogni errore verrà spiegato oralmente.


Nel caso di assenza del docente e di arrivo di un supplente, è bene predisporre una relazione da lasciare nel registro che espliciti le strategie e la metodologia adottata.

Dislessia e mondo del lavoro

Se in Italia si è iniziato da poco a fare passi importanti verso l’accoglienza degli studenti dislessici all’università, purtroppo non si può dire lo stesso per quanto riguarda il mondo del lavoro. Anche in questo campo si pone il tema della compensazione del problema e delle strategie che il dislessico deve mettere in atto per riuscire a lavorare in modo adeguato, nonostante le difficoltà che può riscontrare in certe attività. Queste strategie spesso determinano dei problemi che vengono vissuti in modo inconsapevole sia dall’ambiente che dalla persona stessa. Il dislessico mette in atto una serie di strategie, a volte in maniera nascosta, che determinano uno stile di lavoro spesso incompreso, che si manifesta nel fare le cose più lentamente e nel rimanere sul posto di lavoro anche quando gli altri sono andati via per controllare l’eventuale presenza di errori nel proprio lavoro. Il punto fondamentale è il tempo, perchè il dislessico sul posto di lavoro ha sempre bisogno di più tempo per fare le cose e questo di solito viene mal interpretato, accusandolo di pigrizia. Anche gli errori banali, come le inversioni di cifre o di lettere, possono avere grosse ricadute nelle attività di lavoro, in cui spesso c’è bisogno di scrivere o di ricopiare. La cosa più grave è che questi errori banali classificano la persona, che viene così considerata come adatta a fare esclusivamente lavori di basso livello, in cui di solito questi errori banali vengono ulteriormente alla luce, dal momento che ciò significa fare delle attività ripetitive che richiedono delle abilità automatiche di lettura.  Al contrario il dislessico sarebbe molto bravo in attività di livello più alto che richiedono la relazione con le persone, la capacità di mettere in atto la creatività e la managerialità. Quando un dislessico riesce a delegare ad altri le cose che lo mettono in condizione di fare errori banali e si occupa di mansioni di più alto livello, allora può raggiungere il successo. Ci sono statistiche americane che mostrano come il 35% degli imprenditori abbia almeno quattro segni di possibile dislessia. Sull’ambiente di lavoro questo insieme di condizioni, in particolare l’incorrere frequentemente in errori, dà luogo ad una stigmatizzazione negativa e porta i dislessici, quando fanno delle scelte occupazionali, a fare delle scelte al minimo, scegliendo lavori che sono inferiori alle loro reali capacità. Anche nell’ambiente di lavoro si pone il problema di rivelare la propria differenza e farla accettare. In genere i dislessici tendono a non volerlo dire e di solito la cosa si presenta in modo dinamico: i dislessici prima di dirlo fanno una valutazione costi-benefici e, se l’ambiente appare comprensivo, allora sono portati a dirlo. Oppure possono essere costretti a dirlo alle persone con cui entrano quotidianamente in contatto. E quando questo viene mediato dalla contemporanea capacità di relazione umana, che di solito i dislessici hanno ben sviluppata, si riesce a trovare un equilibrio in cui quello che era un difetto può diventare una caratteristica accettata.

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