Studi su ADHD e bambini adottati

In America sono stati effettuati vari studi sulla correlazione “ADHD e adozione”. Nell’aprile del 2000 venne pubblicato un libro dall’eloquente titolo ADHD e adozione. L’autrice del suddetto lavoro, Valerie de Armas, giornalista diagnosticata ADHD solo nel 1998 all’età di 34 anni, sposata e mamma di tre bambini, ha iniziato ad occuparsi del disturbo per aiutare se stessa e gli altri ed è incappata in quest’evidente relazione (www.suite101.com e www.webmoms.com), che esiste cioè una maggiore incidenza tra bambini adottati e ADHD.

Dello stesso parere è anche il Dott. Andrew Adesman, pediatra specializzato nello sviluppo e nel comportamento dei bambini presso l’Ospedale pediatrico Schneider (www.spence-chapin.org), che nei suoi studi ha evidenziato l’ereditarietà dell’ADHD sottolineando come il 40 % dei bambini ADHD ha almeno un genitore affetto dallo stesso disturbo; inoltre, altri fattori influenzerebbero e potrebbero alterare la funzione dell’attenzione, come l’uso di droga o di alcool durante la gravidanza che porterebbero anche ad una maggiore incidenza di parti prematuri a loro volta ulteriori fattori di rischio nello sviluppo dell’ADHD. Lo stesso autore evidenzia che i bambini adottati dalla Cina, dalla Russia e dall’ Est- Europeo, in genere, sono più a rischio di sviluppare ADHD per i motivi già esposti e ai quali occorre aggiungere anche la malnutrizione.

Su questa scia si affianca il lavoro svolto negli Stati Uniti dal Dott. Victor Groza, Professore del Lavoro sociale presso la Scuola delle Scienze all’Università di Cleveland nell’Ohio (www.childrendisabilities.info), il quale ha evidenziato come dal 1990 le adozioni internazionali in America erano state effettuate soprattutto dall’Europa orientale e centrale (Russia e Romania) e dal 1995 anche dalla Cina. La storia e la cultura di questi paesi sono palesemente differenti eppure risulterebbe uguale l’incidenza di ADHD nei bambini adottati da questi paesi e questo appare giustificato dai simili sistemi di assistenza rivolti verso i bambini adottabili spesso istituzionalizzati. Tali bambini, il più delle volte non sono orfani ma le condizioni socio-economiche della famiglia d’origine non permette loro di ricevere un’adeguata assistenza e per tale motivo vengono istituzionalizzati e resi adottabili. In questo contesto, situazioni di malnutrizione e assenza di stimolazioni psico-fisiche adeguate verso il bambino su basi biologiche alterate sono causa di insorgenza di diverse forme di ritardi e di ADHD.

Altro problema sul quale occorre soffermarsi e cui si è già accennato è la “malnutrizione severa nell’infanzia”, trattato da Jean Nelson Erichson e Heino R. Erichson (fondatori del Centro per adozioni internazionali “Los ninos” in Texas), i quali rilevano che la malnutrizione provoca danni notevoli allo sviluppo del cervello. In tali bambini, inoltre, si potrebbero associare più fattori di rischio, comportamentali e sociali, di privazione affettiva, di prematurità in caso di sindrome fetoalcoolica e che costituirebbero tutti assieme importanti fattori di rischio per lo sviluppo dell’ADHD. Secondo questi autori, intervenendo presto, prima dei tre anni d’età, anche i danni provocati dalla malnutrizione severa potrebbero essere arginati e far sperare in uno sviluppo normale del bambino. Quindi, cosa fare. Andrew Adesman suggerisce di iniziare la terapia comportamentale fin dall’età prescolare laddove sia stata fatta diagnosi di ADHD nel bambino; quando si tratta di un bambino in età scolare con la stessa diagnosi è importante sempre l’intervento comportamentale unitamente al trattamento farmacologico; ma al di sopra di ogni intervento questi bambini, come tutti i bambini del mondo, hanno bisogno di sentirsi amati e accettati con tutti i loro limiti e le loro oggettive difficoltà.

Diabete materno e povertà aumentano nella prole il rischio ADHD

La combinazione tra povertà e diabete in gravidanza aumenta in modo significativo, nella prole, il rischio di ADHD: dall’età di 6 anni i bambini che nascono da mamme diabetiche in condizioni di indigenza economica sviluppano, con un rischio 14 volte più alto rispetto ai coetanei, l’ADHD, il disturbo caratterizzato da poca concentrazione, comportamento impulsivo e iperattività.
Lo studio apparso su Archives of Pediatrics and Adolescent Medicine di gennaio è stato condotto su 212 bambini. Di questi, 115 avevano le madri in precarie condizioni socioeconomiche o con diabete in gravidanza, o con entrambe le condizioni; 97 erano soggetti sani. I ricercatori hanno valutato i bambini per i sintomi di ADHD a 3 o 4 anni, e di nuovo all’età di 6: le mamme con diabete gestazionale o indigenti mostravano un rischio doppio di avere bambini con l’ADHD rispetto ai controlli.
Questo studio suggerisce che si può intervenire con sollecitudine durante la gravidanza per prevenire l’insorgenza dell’ADHD nei figli. Le donne, economicamente disagiate, seguono una dieta meno equilibrata che aumenta il rischio diabete, sostiene il dr. Jeffrey M. Halperin, autore dello studio, professore di psicologia al Queens College e docente in psichiatria al Mount Sinai Medical Center di New York City secondo cui “una buona assistenza ostetrica, il controllo regolare del livello di glucosio nel sangue, e una dieta sana con pochi grassi e zuccheri, diminuirà il rischio ADHD così come altri disturbi cognitivo-comportamentali nella prole”.
Inoltre “se una donna ha avuto diabete durante la prima gravidanza, è probabile che ne soffra nelle gravidanze successive, fatto che ci permette di poter intervenire con la giusta tempistica per ridurre i rischi” ha dichiarato Halperin.
Lo studio “evidenzia come l’ADHD abbia molteplici cause”, sostiene il dr. John A. Shaw, direttore della psichiatria pediatrica presso la University of Miami School of Medicine. “E’ importante riconoscere subito i fattori di rischio del disturbo in modo da poter sviluppare idonee strategie di prevenzione”.
Il dr. Joel Nigg, professore di psichiatria, pediatria e neuroscienze comportamentali alla Oregon Health and Science University di Portland, ha scritto un editoriale in cui afferma che “controllare lo stato di salute in gravidanza è importante per la salute fisica e mentale del bambino, evidenza che aumenta con la crescita e che enfatizza la necessità di una buona assistenza prenatale”. HealthDay – 2 gennaio 2012

Strategie Scolastiche (ADHD)

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