Dislessia e DSA nell’ adulto

http://www.stateofmind.it/2015/10/dislessia-adulto-lavoro/

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Cosa fare se vi sono in classe bambini con dsa

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Servizio delle IENE sulla Dislessia

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Dislessia: come si effettuano le verifiche scolastiche

Vorrei chiarire il tema verifiche in ambito scolastico in quanto ho notato in prima persona che

 è un punto dolente che la scuola fa fatica ad accettare: didattica personalizzata, quindi, non solo nelle metodiche di insegnamento, ma anche nelle valutazioni!

Le verifiche per i ragazzi dislessici saranno uguali per contenuto a quelle assegnate alla classe ma con tempi di svolgimento più lunghi oppure con una riduzione della richiesta o ancora con un adattamento delle modalità.

Dovrà sempre essere esplicitato ciò che è importante e ciò che sarà valutato all’interno della verifica.
Durante le verifiche sarà consentito l’uso di qualsiasi strumento compensativo (PC, mappe, formulari…).
Se non utilizza un programma di lettura e se necessario, l’insegnante leggerà a voce alta qualunque testo o frase per facilitare la sola comprensione di quanto è richiesto nell’esercizio, eventualmente ripetendo più volte le consegne che dovranno comunque essere molto semplici.
Nella valutazione delle prove scritte e orali si terrà conto del contenuto e non della forma (gli errori ortografici possono essere evidenziati ma non valutati). Sarà opportuno privilegiare frequenti verifiche orali a contenuto limitato, nelle quali l’alunno si trova più a suo agio. Il monitoraggio dovrà essere frequente, anche a mezzo di domande flash.
Infine è importante sapere che

i progressi non saranno valutati in rapporto al resto della classe ma in riferimento al livello di partenza

– si dovrà tendere a far diventare l’alunno consapevole delle proprie capacità e dei propri miglioramenti.

Ogni errore verrà spiegato oralmente.


Nel caso di assenza del docente e di arrivo di un supplente, è bene predisporre una relazione da lasciare nel registro che espliciti le strategie e la metodologia adottata.

Dislessia e mondo del lavoro

Se in Italia si è iniziato da poco a fare passi importanti verso l’accoglienza degli studenti dislessici all’università, purtroppo non si può dire lo stesso per quanto riguarda il mondo del lavoro. Anche in questo campo si pone il tema della compensazione del problema e delle strategie che il dislessico deve mettere in atto per riuscire a lavorare in modo adeguato, nonostante le difficoltà che può riscontrare in certe attività. Queste strategie spesso determinano dei problemi che vengono vissuti in modo inconsapevole sia dall’ambiente che dalla persona stessa. Il dislessico mette in atto una serie di strategie, a volte in maniera nascosta, che determinano uno stile di lavoro spesso incompreso, che si manifesta nel fare le cose più lentamente e nel rimanere sul posto di lavoro anche quando gli altri sono andati via per controllare l’eventuale presenza di errori nel proprio lavoro. Il punto fondamentale è il tempo, perchè il dislessico sul posto di lavoro ha sempre bisogno di più tempo per fare le cose e questo di solito viene mal interpretato, accusandolo di pigrizia. Anche gli errori banali, come le inversioni di cifre o di lettere, possono avere grosse ricadute nelle attività di lavoro, in cui spesso c’è bisogno di scrivere o di ricopiare. La cosa più grave è che questi errori banali classificano la persona, che viene così considerata come adatta a fare esclusivamente lavori di basso livello, in cui di solito questi errori banali vengono ulteriormente alla luce, dal momento che ciò significa fare delle attività ripetitive che richiedono delle abilità automatiche di lettura.  Al contrario il dislessico sarebbe molto bravo in attività di livello più alto che richiedono la relazione con le persone, la capacità di mettere in atto la creatività e la managerialità. Quando un dislessico riesce a delegare ad altri le cose che lo mettono in condizione di fare errori banali e si occupa di mansioni di più alto livello, allora può raggiungere il successo. Ci sono statistiche americane che mostrano come il 35% degli imprenditori abbia almeno quattro segni di possibile dislessia. Sull’ambiente di lavoro questo insieme di condizioni, in particolare l’incorrere frequentemente in errori, dà luogo ad una stigmatizzazione negativa e porta i dislessici, quando fanno delle scelte occupazionali, a fare delle scelte al minimo, scegliendo lavori che sono inferiori alle loro reali capacità. Anche nell’ambiente di lavoro si pone il problema di rivelare la propria differenza e farla accettare. In genere i dislessici tendono a non volerlo dire e di solito la cosa si presenta in modo dinamico: i dislessici prima di dirlo fanno una valutazione costi-benefici e, se l’ambiente appare comprensivo, allora sono portati a dirlo. Oppure possono essere costretti a dirlo alle persone con cui entrano quotidianamente in contatto. E quando questo viene mediato dalla contemporanea capacità di relazione umana, che di solito i dislessici hanno ben sviluppata, si riesce a trovare un equilibrio in cui quello che era un difetto può diventare una caratteristica accettata.

Dislessia e futuro professionale

Giacomo Stella
Associazione Italiana Dislessia

Dislessia e futuro professionale.
Abbiamo condotto una indagine pilota su 472 bambini di quinta elementare, 535 ragazzini di terza media e 166 ragazzi che frequentavano dei corsi negli enti di formazione professionale regionale. A questi ragazzi abbiamo somministrato delle prove di lettura, di scrittura, di comprensione del testo per vedere quale grado di difficoltà hanno nelle diverse fasi di scolarizzazione. Lo scopo della ricerca regionale era quello di verificare quanto il disturbo specifico di apprendimento può influenzare il fenomeno della dispersione scolastica. In che misura un bambino appena può abbandona il percorso scolastico o invece lo prosegue, e se lo prosegue, quali indirizzi scolastici intraprende?
I dati che abbiamo trovato dicono che nella scuola elementare ha incidenza molto simile a quella della scuola media.

 

Nei corsi di formazione professionale che noi abbiamo studiato, cioè quelli regionali, il quadro cambia nettamente: queste sono percentuali, cioè significa che circa il 5% della popolazione scolastica alle elementari aveva delle difficoltà significative, sempre circa il 5% alla scuola media, più del 14% nel corso di formazione professionali.
In sintesi quello che noi abbiamo visto è che la percentuale di soggetti presenti nei corsi di formazione professionale, che hanno delle difficoltà di apprendimento, cioè difficoltà a leggere, a comprendere il testo e a scrivere nonostante normali qualità intellettive, è molto più numerosa rispetto alla distribuzione normale riscontrata nella scuola dell’obbligo.
Dobbiamo naturalmente porci alcune domande perché prima di tutto, nonostante nei corsi di formazione professionale vengono adottate didattiche diverse, differenziate, bisognerà tenere conto del fatto che in questa realtà esiste una incidenza elevata di soggetti che hanno bisogni speciali, ma ancora, a monte, bisognerà chiedersi se è giusto che si creino, come dire, delle “ghettizzazioni” senza tenerne conto nel corso della scelta dell’orientamento professionale, durante la scuola dell’obbligo.
Bisogna capire nel biennio di scuola media superiore, che ora è obbligatorio, che cosa si può fare per indirizzare in modo più produttivo questi ragazzi verso una loro scelta professionale, verso una loro scelta di formazione perché altrimenti il rischio è che per loro la scolarizzazione superiore diventi semplicemente prolungamento di una tortura.

Quando la dislessia condiziona la vita


 La storia di una ragazza dislessica, ora 24enne.

Mi è sembrato importante perchè, come ben conclude la sua lunga testimonianza, si capisca che la dislessia non condiziona solo gli apprendimenti scolastici, soprattutto quando si “incontra gente ignorante”, come dice lei stessa.

A voi il racconto di S.:

 

Salve, sono una ragazza di 24 anni dislessica pura, disortografica, disgrafica e con problemi pure di discalculia. Mia mamma dopo aver sentito questa diagnosi, si è davvero spaventata, le avevano detto che non sarei mai riuscita a leggere. I segnali, che fecero capire a mia mamma che qualcosa non andava, erano tanti: non si capiva nulla di quello che dicevo, scrivevo all’incontrario, non riuscivo a leggere l’orologio, ad allacciarmi le scarpe, confondevo la destra con la sinistra ecc. Purtroppo, ho avuto una vita scolastica turbolenta, mi hanno affiancato un insegnante di sostegno alle elementari, le insegnanti mi chiamavano handicappata davanti ai mie compagni, che si divertivano a seviziarmi: mi picchiavano (mi hanno anche buttato giù dalle scale), ritornavo a casa piena di lividi, mi sfottevano, nessuno voleva giocare con me. Nell’ora di ginnastica, nessuno mi voleva in squadra. E come se non bastasse, i genitori dei mie compagni, chiesero che io me ne andassi da quella classe, perchè essendo handicappata, distraevo tutti i loro figli dall’apprendimento. Mia mamma, cercò in tutti i modi di farmi cambiare scuola, ma la preside si opponeva, quindi passai in quella terribile scuola 5 anni di torture. Una volta, mi difesi; un bambino cercò di picchiarmi, e io gli graffiai la faccia, mi mandarono dritta in presidenza. Tutti i giorni uscivo prima da scuola, andavo in un centro per bambini con problemi, lì non facevo nulla, anzi, le logopediste che mi seguivano non sapevano nemmeno cosa avessi, pensavano fossi ritardata, infatti mi davano della handicappata in mia presenza. Chiesi a mia mamma, di non mandarmi più in quel posto orribile, e lei per fortuna accondiscendette. A scuola, la maggior parte delle ore, le passavo nell’auletta degli handicappati, insieme a bambini con la sindrome di Down, secondo i miei insegnanti non mi meritavo di imparare niente. Ho sempre imparato da sola, visto questa chiusura del mondo scolastico nei miei confronti, mi prendevo dei libri e studiavo da me: quanti libri ho letto (si ho detto letto, perchè nel giro di un mese di sforzi, leggevo alla perfezione) in quel periodo: cuore, il piccolo principe ecc. robe che i miei compagni delle elementari si sognavano. Andavo bene a scuola, tutti buoni, distinto e ottimo, nonostante tutto. Sapevo fare dei ritratti alle persone perfetti, li conservo ancora, e non sembrano fatti da una bambina di 9 anni. Alle medie, per fortuna non ho più l’insegnante di sostegno, però ancora tutti mi evitano, e mi sfottono. Ancora prendevo bei voti, tutti buoni e distinto, a parte nei temi dove prendevo sempre l’insufficenza lieve, ma comunque mi riuscivo a sollevare anche in italiano, perchè poi nelle comprensioni del testo e in grammatica prendevo sempre ottimo. Nonostante i mie buoni voti, per 2 volte cercarono di bocciarmi, per problemi relazionari. In terza media, alla scelta della scuola superiore, mi consigliarono di lasciare la scuola, e di fare un corso per diventare vetraia. Ma io che sono sempre stata caparbia, me ne sono fregata e mi sono iscritta al liceo artistico, andando però contro la mia volontà, infatti volevo fare lo scientifico per poi prendere medicina, ma pensavo che per me fosse troppo difficile (nonostante in matematica e scienze avessi ottimo) . Al liceo le cose sono andate molto meglio, non avevo amici veri, però uscivo ogni tanto e nessuno mi prendeva in giro, anzi ero stata accettata, anche con i professori mi sono trovata bene. Purtroppo, avendo difficoltà nel parlato, relazionarmi per me è sempre stata un’impresa, oltretutto i dislessici gravi, hanno anche sempre un aspetto infantile e spaesato, che ci impedisce di essere presi sul serio dalla gente. Arriva il momento di iscriversi all’università, non avevo mai avuto dubbi, che mi sarei iscritta, però in quale facoltà, fin da bambina avrei voluto tanto fare il medico, ma avevo fatto l’artistico… e il test d’ingresso mamma mia, non lo avrei mai passato. Quindi da brava stupida, mi sono iscritta a farmacia. Gli esami li passo molto facilmente, anzi mi accorgo che i miei colleghi non dislessici gravi e usciti dallo scientifico, non se la cavano molto bene come me. Quindi incomincia a rinascere in me la voglia di fare medicina, ma ormai al terzo anno, penso che mi conviene laurearmi prima li. Ancora non ho amici, solo conoscenze superficiali, anche perchè, la mia parlantina è tutt’altro che fluente, e inoltre ogni volta che invio un messaggio, subito mi becco dell’analfabeta che passa gli esami perchè raccomandata, i più cafoni mi danno della minorata mentale. Avevo facebook, me lo sono tolto perchè ricevevo messaggi minatori, di miei compagni universitari, che mi sfottevano per i miei errori ortografici, per come parlavo e per la mia area spaesata. Mi hanno fatto anche molti scherzi, alcuni molto pesanti, anche perchè alcuni avevano scoperto che ero dislessica. Mi hanno incoronata regina delle deficienti di farmacia su facebook, mi hanno fatto ritrovare la mia sciarpa piena di sostanze chimiche (argento nitrato, impossibile da togliere) ecc. la lista è lunghissima. Ora mi manca un’esame alla laurea, e quest’anno ho tentato finalmente il test di medicina (non passato per pochi punti), l’hanno prossimo lo ritenterò nuovamente (devo togliermi questo sfizio), però senza applicare le nuove leggi per i dislessici, perchè ho fatto sempre da sola, e perchè non mi conviene farmi dei nemici anticipatamente, un dislessico dichiarato viene distrutto fidatevi, sopratutto, se ha a che fare con gente ignorante, che pensa che dici che sei dislessico per impitosire, e per farti aiutare (per loro imbrogliare). Non ho certo avuto esperienze positive, anzi il mio racconto è surreale, non penso che mi crederete. Anche in ambito lavorativo, i dislessici trovano dei muri: sono entrata a lavorare in ambito scolastico come insegnante (mentre frequentavo l’università) solo perchè mia mamma è insegnante. Poi ho fatto solo qualche lavoretto, ma poco perchè con la mia aria da svampita è difficile, sopratutto in questo periodo in cui fanno fatica tutti. Il fidanzato non lo ho, nessuna relazione, solo qualche corteggiatore e nessun amico vero, anche se pratico sport quotidiatamente, e quindi frequentando altri ambienti. Molte cose le ho saltate, in realtà la mia storia è ancora più tragica. Ho scritto questo post, perchè non sempre è facile capire come vive un dislessico grave, di solito oltretutto ci si ferma solo all’ambito scolastico, dimenticandosi che un dislessico incontra muri in tutti i campi della vita quotidiana, non perchè abbia dei veri problemi, ma perchè la gente è ignorante.

Questo articolo è tratto da Testimonianze di Rossella Grenci


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